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domenica 3 gennaio 2016

Le migliori letture del mio 2015

Buonasera lettori, avete iniziato bene il 2016? Vi auguro e mi auguro tutto il meglio che la vita ha da offrire, ce lo meritiamo!

Ho decisamente abbandonato il blog ma ci tenevo a ricapitolare le migliori letture del mio 2015: non riesco più a recensire come un tempo a causa di lavoro e impegni vari, ma non potevo rinunciare alla possibilità di consigliarvi alcuni dei libri che ho più amato.

Il poco tempo si è ripercosso anche sul numero dei libri letti, quest'anno solo 53 contro i 72 del 2014 e le pagine lette sono passate da 23000 a 15000. Un peccato, spero di fare meglio quest'anno ma non voglio pormi obiettivi irraggiungibili per cui punto a leggere almeno 50 libri anche nel 2016.

QUI trovate la classifica del 2014, nel caso i consigli spassionati non vi bastassero mai.
Buone letture!

Lo ammetto, ho acquistato Quando siete felici felici caso di Kurt Vonnegut solo per via di titolo e copertina. Ma ne sono rimasta molto soddisfatta, una lettura scaldacuore di prima categoria. Si tratta di una raccolta di discorsi motivazionali dell'autore, sono tutti simili per cui gli ultimi suonano un po' ripetitivi, tuttavia le sue parole, forse ovvie, mi sono sembrate importanti e "fortissime", ragion per cui sarò sempre legata al libro e lo rileggerò nei "momenti no". Un grande.

Ho atteso moltissimo tempo prima di leggere Mary Poppins di P.L. Travers ma credo ne sia valsa la pena. Ho adorato questo classico per ragazzi, sono in disaccordo con chi sostiene che il libro sia inferiore al film della Disney e anzi posso affermare il contrario! Il film è una fiaba zuccherosa, piacevole ma "inconsistente", il romanzo è intriso della magia che caratterizza l'infanzia e la tata più famosa del mondo è molto più umana e terrena di quanto immaginassi. Bello.

Nel mare ci sono i coccodrilli di Fabio Geda è uno di quelli che non si scordano facilmente, pur nella loro semplicità! Bellissimo seguire le orme difficili del protagonista nel suo viaggio verso l'Europa, verso il futuro. Il tema dell'immigrazione è attualissimo e questo piccolo libro aiuta a capire di cosa parliamo veramente quando parliamo di clandestini. Per grandi e piccoli, inestimabile.
Ho letto La mennulara di Simonetta Agnello Hornby in preparazione ad un viaggio in Sicilia e ne sono rimasta molto colpita. Il romanzo inizia con la morte della mennulara del titolo, che ci viene raccontata per mezzo di quello che pensano di lei i suoi compaesani. Il ritratto che ne risulta è vivido e chiarissimo, ricco di sfumature, ombre e luci. Ho scopeto il talento della Hornby e credo che non passer molto tempo prima che io decida di immergermi di nuovo nelle immagini della Sicilia bella e appassionata che lei sa creare.
Di Follie di Brooklyn di Paul Auster ho scritto la recensione, e l trovate QUI. Nella recensione l'ho definito "un libro sulla ricerca della felicità" e non ho cambiato idea. Ne conservo un ricordo dolcissimo, l'autore mi ha impressionata in positivo per la sua capacità di raccontare così tanto in così poche pagine, avvolgendo il lettore in un bozzolo caldo di informazioni e sentimenti. L'ho adorato, ho già pronto un nuovo libro di Auster per quest'anno!

Ed ecco Alta fedeltà di Nick Hornby, l'unico autore che compariva già nella classifica delle migliori letture del 2014! Anche questa volta non delude assolutamente le aspettative. Il romanzo racconta di un ragazzo che non vuole rassegnarsi a crescere, ad andare avanti con la sua vita e ad assumersi le responsabilità di un adulto. Il tema è molto caro all'autore, che infatti è bravo a sviscerarlo a dovere. Una conferma.
Un libro che alcuni definiscono di fantascienza e altri umoristico, tra i miei preferiti del 2015: chi mi conosce non ne sarà stupito! Il più grande uomo scimmia del Pleisocene di Roy Lewis è un romanzo incredibile il cui protagonista è un uomo primitivo che racconta la sua vita in prima persona utilizzando un linguaggio moderno e assolutamente anacronistico. Il risultato finale è divertente, ma anche decisamente interessante dato che non mi ero mai soffermata prima a pensare come doveva essere vivere in un mondo in cui tutto doveva ancora essere inventato e scoperto. Non è un libro che piacerà a tutti, ma se immaginate di possedere il mio stesso senso dell'umorismo non potete perderlo.
Nel 2015 ho letto la mia prima (e per ora unica) Graphic Novel! Ho scelto il primo lavoro del celeberrimo Zerocalcare, ovvero La profezia dell'armadillo. L'esperimento è andato benissimo, i disegni sono interessanti e la storia emozionante, davvero consigliato. Questo fumetto diverte e intrattiene, racconta in maniera geniale eventi quotidiani, aprendo gli occhi su ciò che è veramente importante. Imperdibile, quest'anno leggerò sicuramente un altro libro dell'autore.

Ed ecco il libro più bello del mio 2015! Si tratta di La simmetria dei desideri di Eshkol Nevo, una vera folgorazione. Il libro racconta le vite di 4 amici israeliani che in occasione dei Mondiali del 1998 scrivono i loro desideri per il futuro e cosa immaginano di realizzare nei 4 anni successivi, poi nel 2002 tirano le somme e scoprono di non avere quello che pensavano di volere ma forse quello di cui avevano veramente bisogno. Questo libro rivolta davvero le viscere, un concentrato di emozioni. Strepitoso, spero di confermare il talento narrativo di Nevo il prossimo anno con un nuovo titolo nella lista dei migliori!


Lo scorso anno solo 9 titoli hanno meritato il massimo dei voti, tanti altri meritano una citazione come la serie fantasy per bambini Ever After High di Shannon Hale, Dirk Gently, agenzia investigativa olistica del mai troppo compianto Douglas Adams, la raccolta di racconti La pioggia deve cadere di Michel Faber,  il romanzo corale Venivamo tutte per mare di Julie Otsuka, Un classico italiano, Seta di Baricco, l'incredibile fantasy L'accademia del bene e del male di Soman Chainani, del quale in tanti aspettiamo con ansia il seguito, e il travolgente La principessa sposa di William Goldman. Infine mi hanno colpita Lo straordinario mondo di Ava Lavender di Leslye Walton, un romanzo YA molto più profondo di quel che potrebbe sembrare da copertina e trama e il dolorosissimo Quasi un santo di Anne Tyler.

Purtroppo ho letto anche tanti brutti libri nel 2015, romanzi che non mi hanno lasciato nulla e ho presto scambiato, nonché parecchi libri che credevo mi sarebbero piaciuti viste le tante recensioni positive e che invece mi hanno amaramente delusa. Non li citerò neppure, non ne vale la pena, mi auguro solo che il 2016 vada meglio da questo punto di vista!

E voi? Quali sono stati i romanzi che avete più amato nel 2015?
Avete letto qualcuno dei miei preferiti? Cosa ne pensate?
Buone letture!
Fede

lunedì 20 luglio 2015

Recensione: "Fiore di fulmine" di Vanessa Roggeri






Titolo: Fiore di fulmine
Autore: Vanessa Roggeri
Prezzo: 16,40€
Pagine: 280
Data di pubblicazione: Maggio 2015
Edito: Garzanti
Scheda del libro: 
Voto in stelline: 3 stelline







Trama:

È quasi sera, quando all'improvviso il cielo si fa livido mentre enormi nuvole nere galoppano a colorare gli ultimi raggi di sole. Da sempre, la prima cosa da fare è rintanarsi in casa, coprire gli specchi e pregare che il temporale svanisca presto. Eppure la piccola Nora, undici anni e il coraggio più scellerato che la gente di Monte Narba abbia mai visto, non ha nessuna intenzione di mettersi al riparo. Nora vuole sfidare il vento che soffia sempre più forte e correre sulla cima della collina. È appena arrivata sotto una grande quercia quando un fulmine la colpisce sbalzandola lontano, esanime. Per tutto il piccolo villaggio sardo dove è cresciuta la bimba è morta. Ma non è quello il suo destino. Nora riapre i suoi enormi occhi verdi, torna alla vita. Il fulmine le ha lasciato il segno di un fiore rosso sulla pelle bianca e la capacità di vedere quello che gli altri non vedono. Nella sua famiglia nessuno la riconosce più. Non sua madre, con cui amava ricamare la sera alla luce fioca di una candela, né i suoi fratelli, adorati compagni di scorribande nei boschi. C'è un nome per quelle come lei, bidemortos, coloro che parlano con i morti, e tutti ne hanno paura. È diventata una reietta, una maledetta. Nel piccolo paese sardo non c'è più posto per lei. La sua nuova casa è Cagliari, in un convento, dove Nora chiude la sua anima in un guscio di dolore, mentre aspetta invano che qualcuno torni a prenderla. Finché un giorno, una donna vestita di nero, elegante e altera, si staglia sulla soglia del convento. È Donna Trinez, una ricca viscontessa. Lei conosce la storia di Nora e sa cosa significa perdere una parte della propria anima. Per questo ha deciso di aiutarla contro tutte le superstizioni. Perché uno sguardo buono e una carezza possono far rifiorire anche un cuore ferito…
Questa è la storia di una scelta difficile che va oltre le decisioni del cuore.
È la storia del coraggio di una bambina e della forza di una donna.
È la storia di una condanna e della capacità di rinascere alla vita.


cosa penso del libro:

Si può essere innamorati di un libro ancora prima che esca in libreria? Assolutamente sì, si può, soprattutto se si è già letto e amato un altro romanzo della stessa autrice, come a me è capitato con "Il cuore selvatico del ginepro" di Vanessa Roggeri (QUI la recensione).
Leggendo le prime pagine di "Fiore di fulmine" mi sono ritrovata da subito immersa nelle stessa suggestiva ambientazione e ho avuto da subito conferma del fatto che l'autrice sa utilizzare bene le parole e la sua scrittura è avvolgente e incantatrice.
Vanessa Roggeri per dar vita alle sue storie attinge alle leggende che sono state tramandate per secoli tra gli abitanti della sua terra, la Sardegna, e questa volta la protagonista del romanzo è niente meno che una "bidemortos", una donna che vede gli spettri.
Io a dir poco adoro leggere di negromanzia per cui questo romanzo rischiava di diventare uno dei miei preferiti di sempre. Purtroppo così non è stato e questo perché ad un inizio stellare è seguita una parte centrale del romanzo a mio avviso fiacca e priva di pathos: la protagonista si trova circondata da persona che, salvo una singola eccezione, a dir poco la adorano quindi le avversità si fanno inesistenti e la storia perde mordente.
L'argomento degli spettri,  poteva dare carattere alla storia, viene momentaneamente accantonato per essere poi recuperato solo nel finale. Quest'ultimo è assolutamente adrenalinico e entusiasmante ma nel mio caso non è stato sufficiente per appassionarmi al romanzo.
Un grandissimo mistero scuote la tranquillità della protagonista ma in poche pagine si raggiunge il culmine dell'avventura e tutto si risolve. A mio parere i segreti e gli indizi sarebbero dovuti essere distribuiti con più  uniformità all'interno delle pagine del libro e non condensati tutti nelle battute conclusive del romanzo.
Quello che è mancato è un anello di congiunzione saldo e fermo tra l'inizio e la fine del romanzo, che sono entrambi ben congegnati ma tenuti insieme da una parte centrale insipida e dimenticabile.
Io so per certo che Vanessa Roggeri ha scritto di meglio e benché in questo romanzo si vede chiara l'impronta del suo talento sono costretta ad ammettere che qualcosa manca e che molto avrebbe potuto essere fatto per dare più vita e slancio alla narrazione.
Continuerò a consigliare vivamente "Il cuore selvatico del ginepro" però, a tutt'ora il suo lavoro meglio riuscito.


E voi?
Avete letto questo romanzo o pensate di farlo?
Attendo i vostri pareri, buone letture!
Fede


lunedì 20 aprile 2015

Recensione: "Lo straordinario mondo di Ava Lavender" di Leslye Walton

Buongiorno!
Oggi voglio parlarvi di un libro che ho amato moltissimo e su cui non avrei scommesso neppure una cicca, a volte però seguire il proprio istinto porta a delle belle scoperte! Spero di convincere qualche indeciso...







Titolo: Lo straordinario mondo di Ava Lavender
Autore: Leslye Walton
Prezzo: 15,90€
Pagine: 276
Data di pubblicazione: Ottobre 2014
Edito: Sperling & Kupfer
Scheda del libro: 
voto in stelline: 4 stelline





Trama:

Ava Lavender è nata con le ali, ma non può volare. Non può nemmeno vivere come le coetanee, perché sua madre la tiene chiusa in casa, al riparo da occhi indiscreti. Ma ha sedici anni e non si rassegna a essere diversa. In cerca di un perché, scava allora nel passato della sua famiglia, e scopre il destino infausto delle sue antenate: ognuna segnata da una peculiare stranezza, ognuna condannata a un amore infelice. E se fosse proprio l'amore la forza in grado di spezzare quell'antica maledizione? Un amore vero, capace di vedere oltre le apparenze. Per trovarlo, Ava dovrà affrontare il mondo fuori, gli sguardi di chi la crede un mostro o un angelo. Fino alla notte del solstizio d'estate, quando sarà lei a scrivere un nuovo, forse decisivo capitolo nella storia straordinaria della sua famiglia.


cosa penso del libro:

Quando mi sono imbattuta per la prima volta in questo romanzo ho pensato che possedeva una delle cover più belle che avessi mai visto. Ma subito dopo ho pensato "no, non mi farò abbindolare da questa meraviglia per gli occhi, non mi avranno mai!!!".
Infatti troppo spesso romanzi YA dalle cover straordinariamente belle si rivelano contenitori vuoti solo ben impacchettati e temevo fosse questo il caso.
Quando però ho avuto l'occasione di riceverlo in scambio ho deciso di dargli un possibilità e mai scelta fu più felice! Prima di lanciarmi ho voluto assicurarmi che almeno lo stile fosse di mio gusto leggendo l'anteprima offerta da Amazon: consiglio di farlo a chiunque fosse indeciso come me di farlo, l'incipit è così magico, intrigante e coinvolgente da mettere immediatamente addosso la voglia di proseguire la lettura! Trovate i primi capitoli del libro QUI.

Il libro racconta la vita di Ava Lavender, una ragazzina nata con una peculiarità davvero insolita che nessun medico sa spiegare. Questo difetto probabilmente ha radici molto profonde e alla base di tutto sta la particolarissima famiglia della protagonista, i cui membri sono unici e un po' magici.
La nonna di Ava, ancora bambina, si trasferisce con genitori e fratelli a New York ed è qui che iniziano le disgrazie della famiglia che culmineranno nella sua completa disintegrazione.
Ma le donne Lavender sono forti e piene di risorse ragion per cui la nonna della protagonista non si darà per vinta e troverà il modo di sostenere la figlia e, successivamente, la nipote.

Essere così strane e uniche tuttavia non è facile, soprattutto in un piccolo paese di provincia nel quale la gente mormora e la paura del diverso è una cattiva consigliera.
Ancora più difficile è vivere e sopravvivere quando il proprio difetto fisico viene interpretato da alcuni come un segno del divino: è questo che capita ad Ava, e sarà causa di grandi sofferenze per lei.

Non voglio svelare di più vi basti sapere che l'autrice Leslye Walton fa centro al primo romanzo, rivela un gran talento nel creare atmosfere tra sogno e realtà e nell'alternare capitoli dai toni fiabeschi con altri dalle tinte molto più cupe. Il realismo magico non è facile da gestire, il rischio è di cadere nel surreale e di perdere l'attenzione del lettore. Quest'autrice invece dosa tutto in maniera perfetta, si viene risucchiati nel mondo da lei creato ed è impossibile capire cosa di quel che scrive deve essere creduto alla lettera e cosa invece deve essere interpretato come una metafora.

Apprezzo anche che non si si sia limitata a raccontare una storia bella e zuccherosa ma abbia deciso di affrontare un tema serio e forte come la violenza sulle donne in maniera anche molto esplicita, nella speranza che la reazione della protagonista possa essere d'aiuto ad altre colpite dallo stesso dramma.

Che dire, non posso che consigliarlo grandemente questo romanzo, molto di più di uno dei soliti YA tutti simili. L'amore non sarà il protagonista per una volta, ma nella vita c'è anche molto d'altro!


Se lo avete letto, o avete intenzione di farlo, attendo un vostro commento!
A presto
Fede ^^

sabato 14 marzo 2015

Recensione: "Questo indomito cuore" di Pearl S. Buck






Titolo: Questo indomito cuore
Autore: Pearl S. Buck
Prezzo: 16,00€
Pagine: 327
Data di pubblicazione: Marzo 2015
Edito: Sonzogno
Scheda del libro: 








Trama:

In una piccola e tranquilla città americana, negli anni Trenta, la vita procede senza sbalzi. Le ragazze vanno al circolo a divertirsi, poi si sposano. Le donne sposate stanno a casa a curare i bambini, a cucinare, a tenere in ordine. I mariti lavorano e mantengono la famiglia. Poi c'è Susan Gaylord, giovane, bella, che si distingue dalle altre: non si sa bene perché, tutti dicono che lei è diversa. In effetti ha qualcosa in più: con le sue mani sa impastare una torta deliziosa, sa cucire un vestito elegante, sa suonare il pianoforte con sensibilità. Ma soprattutto ha una passione che è solo sua: ha uno spiccato talento per modellare il marmo, per la scultura. È una vera artista. Questo dono, che fa di lei una donna in anticipo sui tempi, la pone di fronte a un classico dilemma: scegliere tra le gioie della famiglia, a cui non intende in alcun modo rinunciare, e la carriera artistica. Susan però - ecco la sua indomita aspirazione - non vuole essere costretta a scegliere Susan vuole tenere unito tutto. È con questo spirito che si getterà a capofitto - in una scommessa dall'esito incerto - nei due amori della sua vita: Mark, un modesto agente immobiliare che le assicura il calore dell'affetto domestico, e Blake, un vulcanico bohémien che le fa invece conoscere la passione. Pearl S. Buck, premio Nobel per la letteratura nel 1938, ha creato, dando vita al conflitto interiore di Susan, un'eroina dei tempi moderni. 


cosa penso del libro:

Conoscevo Pearl S. Buck per via della sua "produzione cinese". Alcuni suoi titoli ambientati in Asia, come "La buona terra", "La saggezza di madama Wu" e "le ragazze di madame Liang", si trovano da parecchio tempo nella mia lista desideri tuttavia le difficoltà nel reperimento di questi titoli e le condizioni, molto scarse, di quelli che mi è capitato di incrociare negli anni, mi hanno sempre portata a desistere dal proposito di incontrare questa vincitrice di Nobel e Pulitzer.
Quando ho saputo che la Sonzogno stava per pubblicare "Questo indomito cuore" all'interno della nuova collana "bittersweet" ho fatto i salti di gioia, ben conscia che il momento giusto per leggere Pearl S. Buck era dunque arrivato!
Purtroppo, lo ammetto subito, il colpo di fulmine che attendevo non è scoccato. Il motivo credo sia uno, e molto semplice: quando leggo io cerco sempre qualcosa di me nel protagonista del romanzo. Un atteggiamento, una passione in comune, una filosofia di vita che ci renda non proprio anime gemelle ma almeno spiriti affini, che mi permetta di entrare in sintonia con lui/lei.
Susan, la protagonista di "Questo indomito cuore", è quanto di più lontano possa esistere dalla mia persona: possiede una fonte inesauribile di energie da cui attinge a piene mani, un senso estetico altissimo e la capacità di fare qualsiasi cosa per puro istinto e senza che le sia mai stato insegnato.
Confrontarsi con questo prodigio di donna è davvero difficile ed è facile uscirne sconfitte.
La storia è ambientata in un'America in piena depressione. La massima aspirazione per una donna è sposarsi e avere dei figli, gestire la casa e far trovare sempre un pasto caldo al marito.
Per Susan tutto questo non basta, lei vuole tutto: una famiglia, ma anche coltivare il suo talento artistico e sfogare la sua voglia di creare e dar vita a statue bellissime.
Quando sposa Mark, il suo amore d'infanzia, è da subito chiaro quanto lui sia limitato e ordinario in confronto a lei. Lui si deprime e si umilia sottolineando quanto lei sia superiore, con il risultato di farla sentire inadeguata e costringerla a mortificare il suo talento e mascherare la sua diversità per non farlo sentire inadatto a lei.
Questo tipo di amore mi ha davvero avvilita dato che nessuno dei due è felice e può esprimersi davvero: in confronto provavo meno pena per le amiche delle protagonista, che non aspirando a nulla di più che quello a cui erano destinate dalla nascita erano per questo pienamente soddisfatte delle loro vite.
Ho anche trovato un tantino incoerente il modo di narrare dell'autrice in quanto da un lato la protagonista dice di fare ciò che l'istinto le suggerisce senza soffermarsi a riflettere sulle conseguenze, dall'altro a me è parso di leggere pagine e pagine di elucubrazioni di Susan riguardo al suo carattere e a quelli di tutti coloro che le sono intorno.
In conclusione ritengo che questo libro sia stato scritto da Pearl S. Buck per le donne del suo tempo, per aiutarle e spingerle a prendere in mano le loro vite e inseguire le loro passioni, senza farsi fermare dai loro uomini. Letto adesso può essere considerato un'ottimo testimonianza dei tempi che furono, ma corre il rischio di risultare un tantino noioso e ridondante.
Di sicuro vorrò leggere altro dell'autrice, magari proprio u titolo della sua produzione "cinese".


E voi? Avete letto questo libro o altri di Pearl S. Buck?
Cosa mi consigliate?
Buone letture!
Fede

venerdì 6 febbraio 2015

Recensione: "Follie di Brooklyn" di Paul Auster

Era da tantissimo tempo che non venivo colta da una tale smania di parlare di un libro letto subito dopo averne girato l'ultima pagina. Da troppo tempo non venivo folgorata in maniera così totale da un autore fin'ora sconosciuto. Ragion per cui posso affermare che questa volta mi sono imbattuta in "roba grossa" e desidero insinuarvi il dubbio che anche voi potreste amare questo libro. Ce la metterò tutta, non disperate se non riuscirete a resistere alla tentazione di procurarvelo e leggerlo all'istante!







Titolo: Follie di Brooklyn
Autore: Paul Auster
Prezzo: 11,50€
Pagine: 265
Data di pubblicazione: 2005
Edito: Einaudi
Scheda del libro: 
Voto in stelline: 5 stelline







Trama:

Raggiunta ormai l'età della pensione, Nathan Glass ritorna a Brooklyn, la città dov'è nato e che ha lasciato quasi sessant'anni prima. Trasloca a Brooklyn con l'intenzione precisa di cercare un buon posto per morire. Ma il caso ha deciso per lui diversamente. Gli amori infelici del nipote Tom, le avventure del libraio-falsario Harry Brightman, l'apparizione improvvisa della piccola Lucy, che rifiuta di svelare dove si trova sua madre, sorella di Tom. Nathan pensava di dedicarsi a un progetto, la scrittura di un Libro della follia umana, ma le follie sono lí, appena fuori dalla porta, nel piú vivo e colorato angolo di New York. Come in Smoke e in Blue in the Face, la città e un suo quartiere, Park Slope, diventano straordinari protagonisti. Paul Auster scrive, con Follie di Brooklyn, una commedia dalla trama apparentemente spensierata. Una commedia che termina però la mattina dell'11 settembre 2001, data oltre la quale i lieto fine diventeranno di colpo piú amari e difficili.


cosa penso del libro:

Paul Auster mi girava in testa da un po'. Ne sentivo parlare, mi convincevo a dargli un'opportunità di conquistarmi, ma poi tergiversavo, nicchiavo e passavo ad altro. Non so esattamente cosa mi spaventasse, forse credevo che Auster fosse uno di quegli autori dalla scrittura cervellotica e astrusa, così montati e autocompiaciuti da scrivere solo per se stessi e pochi eletti. I titoli dei suoi libri un po' mettono sull'avviso. Ma mi sbagliavo, eccome se mi sbagliavo!
Con "Follie di Brooklyn" ho avuto il piacere di imbattermi nella scrittura più schietta e sincera mai incontrata. Auster immagina un protagonista, Nathan Glass, che è anche narratore. E' un uomo depresso, ha lasciato il lavoro per ritirarsi a vita privata a Brooklyn, crede che la sa vita sia finita e non ha nessun interesse a trovarsi nuove amicizie o interessi.
Dato che è fisiologicamente impossibile non fare nulla del proprio tempo, Nathan inizia a scrivere il "Libro della follia umana", raccogliendo tutti gli imprevisti, gli incidenti, i capitomboli e le "papere" di cui si ricorda, al fine di farsi qualche risata e migliorarsi l'umore.
Questo è solo il suo primo passo verso il ritorno alla vita vera, il secondo passò sarà imbattersi per caso nel suo nipote smarrito, Tom Wood, un ex brillante studioso che ha perso la sua scintilla di genialità, è caduto molto in basso e solo adesso sta tentando di rialzarsi.
Dopo questo incontro Nathan assume inconsciamente il ruolo di salvatore di Tom: lui ha rinunciato a vivere ma per il figlio della sua adorata sorella è ancora troppo presto.
Da qui in avanti il libro racconta una serie di mirabolanti coincidenze, fatti che si incastrano con la precisione di pezzi di un puzzle, capovolgimenti del destino così folli da essere più che probabili.
Una lettura trascinante e coinvolgente. Se ci si ritrova commossi leggendo l'epilogo di un libro di neppure 300 pagine non si può far altro che lodare le capacità narrative dell'autore, e io l'ho fatto, lo faccio  e lo farò in eterno. Sentirete ancora parlare di lui su queste pagine.
Un libro sulla ricerca della felicità... e ne abbiamo tutti un gran bisogno.


Quale romanzo mi ha fatto venir voglia di leggere "Follie di Brooklyn"?
I premi Darwin di Wendy Northcutt perché il protagonista Nathan, prima del pensionamento, vendeva assicurazioni sulla vita e più volte parla di truffe smascherate e morti particolarmente strane di cui venne a sapere. Mi ha ricordato il film "Darwin Awords" e di conseguenza mi ha fatto venir voglia di leggere il libro da cui è stato tratto. Qualcuno l'ha letto?


Cosa pensate di questo autore? Cosa avete letto di suo?
Buone letture!
Fede

giovedì 15 gennaio 2015

Recensione: "La matriarca" di Gladys B. Stern

Oggi vi parlerò di un libro splendido che ho selezionato tra i 12 migliori che mi sia capitato di leggere nel 2014 (su 72). QUI trovate il post in cui li elencavo. Spero di riuscire a rendere giustizia a questa piccola meraviglia e di stimolare un po' la vostra curiosità. Questo è il mio primo approccio alla nuova collana "bittersweet" della Sonzogno, e devo dire che è stato ottimo! Inoltre "dolceamaro" è una definizione perfetta per questo romanzo, spero di leggerne altri e di veder confermata la mia prima impressione.






Titolo: La matriarca
Autore: G. B. Stern
Prezzo: 16,00€
Pagine: 320
Data di pubblicazione: 2014
Edito: Sonzogno
Scheda del libro: 
Voto in stelline: 4 stelline e /2







Trama:

Paragonato ai Buddenbrook di Thomas Mann, ma tanto più scanzonato e allegro, La Matriarca di G.B. Stern narra l’ascesa e il declino della famiglia Rakonitz, ebrei cosmopoliti che hanno girovagato per l’Europa prima di stabilirsi a Londra. La loro numerosissima tribù ruota attorno ad Anastasia, la Matriarca. È lei che comanda tra le mura di casa e sovrintende al destino di fratelli, figli, cugini, nipoti, per non parlare delle sventurate nuore. E sarà pure vero che in sinagoga le donne sono relegate in un angolo, e che la loro sola missione sembra essere quella di sfornare figli, possibilmente maschi, però nella vita dei Rakonitz sono loro – energiche, presuntuose, loquaci, a capo di enormi tavolate piene di cibo – a decidere. Per un secolo intero, dalle campagne napoleoniche alla prima guerra mondiale, è tutto un susseguirsi di matrimoni e bar mitzvà, amori e disincanti, guadagni e fallimenti. Pagina dopo pagina, nel tono tipico dell’umorismo ebraico, capace di sorridere anche in mezzo alle tragedie, si procede al ritmo incalzante della vita.
Le fortune dei Rakonitz erano come una grande nave con innumerevoli carichi in stiva e una donna stravagante e dispotica al timone, che rideva perché il vento era forte e giusto e non si scontrava mai contro uno scoglio.


cosa penso del libro:

"La matriarca" di Gladys R. Stern è uno dei libri più appassionanti che mi sia capitato di leggere negli ultimi mesi. Il romanzo racconta le avventure di una famiglia ebrea e cosmopolita, i Rakonitz, il cui cuore pulsante è Anastasia, la matriarca del titolo. Anastasia vive con la sua immensa famiglia a Londra, tutti vicini per non perdersi di vista e soprattutto per consentire alla matriarca di muovere agevolmente le fila delle vite di tutto il parentado. Altri membri dei Rakonitz sono sparsi in giro per l'Europa, e sono tutti collegati da un filo invisibile ma indistruttibile.
Sono gli uomini a provvedere alle esigenze materiali di tutta la famiglia, ma sono le donne a governare i loro destini, decidendo senza possibilità di appello ciò che ciascun membro dovrà fare della sua vita. Opporsi è inutile e dannoso, Anastasia emana un'aura di onniscenza che nessuno osa sfidare ragion per cui a figli, nuore e nipoti, nonché cugine e cugini, non resta altro da fare che abbassare la testa e seguire le direttive di chi sa cos'è meglio per loro.
La matriarca potrebbe sembrare un personaggio completamente negativo, ma così non è! Questa donna è un uragano di energie e di creatività, raramente porta a termine ciò che comincia, è altruista oltre i limiti del buon senso e con il suo buon umore tiene unita tutta la famiglia.
Quando però la fortuna dei Rakonitz li abbandona anche la mano ferma della matriarca vacilla e perde un po' della sua presa, alcune cose iniziano a sfuggire al suo controllo e tocca ad una nuova generazione prendere in mano le redini della famiglia, per evitare che si disintegri completamente.
"La matriarca" è una lettura divertente e trascinante. Una lettura "chiassosa", piena di vita e di forza. Un vortice di personaggi, intoppi, feste, risentimenti, viaggi e cataclismi vari ed eventuali. In 320 pagine c'è di tutto, l'unica cosa che non troverete è un attimo di respiro e tranquillità. Stra consigliato.


E voi? Lo avete letto? Se vi è sfuggito vi consiglio assolutamente di recuperarlo!
Ciao
Fede

martedì 13 gennaio 2015

Recensione: "Jayber Crow" di Wendell Berry

Ebbene no ragazzi, non sono scomparsa! Le festività mi hanno vista stra impegnata a mangiare e lavorare, poi sono partita senza riuscire a programmare neppure un post per cui il blog sembrava esser caduto in un buco nero vero? E invece no, eccomi più o meno risorta. Mi aspettano altre giornata pienissime ma spero di riuscire a recuperare molte recensioni che ho in arretrato, iniziando da quella di questo interessantissimo libro edito Lindau che mi è piaciuto anche se è mancato un po' di coinvolgimento a livello emozionale. Fatemi sapere cosa ne pensate!








Titolo: Jayber Crow
Autore: Wendell Berry
Prezzo: 24,00€
Pagine: 510
Data di pubblicazione: Marzo 2014
Edito: Lindau
Scheda del libro: 
voto in stelline: 3 stelline e 1/2







Trama:

Per oltre trent’anni Jayber Crow è stato il barbiere di Port William, un piccolo centro agricolo del Kentucky. Tutti sono passati dal suo negozio, affidandogli, insieme ai capelli e alla barba, pensieri e speranze, sogni e delusioni. Ormai anziano, ci racconta le loro vicende, e attraverso di esse la propria stessa vita. Mentre sullo sfondo scorrono gli avvenimenti della Storia – dalla crisi del ’29 alla seconda guerra mondiale, al Vietnam, agli anni ’80 – le piccole storie degli abitanti di Port William si intrecciano costruendo una trama
di forte verità umana. Evocando persone e fatti con il suo tono piano ed equilibrato, Jayber Crow ci parla di amicizia e amore, di gioia e dolore, della fede in Dio e delle trasformazioni che hanno profondamente modificato il rapporto dell’uomo con se stesso e con il mondo. In una realtà scandita dall’avvicendarsi delle stagioni e dal lento scorrere del fiume, la comunità di Port William ha infatti visto minacciati da guerre, avidità e consumo dissennato i suoi delicati equilibri ecologici, economici e umani. Lo sguardo di Jayber è sempre penetrante e sensibile, è quello di chi vuole comprendere più che giudicare e partecipa intimamente a ciò che le persone intorno a lui vivono e soffrono. In questo grande romanzo corale, che è una delle sue opere più alte, pur nell’attenzione verso il mondo tradizionale, Berry non tesse lodi nostalgiche del passato, ma piuttosto ripropone temi cruciali per definire l’identità della nostra società: l’effetto disgregante dell’industrializzazione agricola e la distruzione della natura, l’elogio della lentezza e della parsimonia, il rispetto per la Terra, il senso di solidarietà delle piccole comunità e l’amore per il prossimo.


cosa penso del libro:

"Jayber Crow"di Wendell Berry è un romanzo lungo una vita. Il protagonista e narratore, ritrovandosi alla fine della sua esistenza, con la consapevolezza che quello che gli resta da vivere è meno di quello che ha vissuto, cerca di di ripercorrere, sul filo dei ricordi, le fasi salienti della sua vita.
Una prima parte del romanzo è dedicata alla difficile infanzia di Jayber, costretto a migrare da un luogo all'altro e continuamente in cerca del suo destino. Questa parte del romanzo mi ha colpita particolarmente dato che il protagonista indaga a fondo sul suo rapporto con Dio e con la religione. Le sue considerazioni sono molto interessanti e ragionate, mi hanno trovata perfettamente in accordo con lui.

Questo romanzo è anche un inno ai tempi che furono. Jayber guarda con nostalgia al passato e afferma che il progresso ha rubato alle persone più di quello che ha dato in cambio. Secondo lui poter raggiungere facilmente luoghi un tempo poco accessibili ha fatto perdere di vista la bellezza e l'importanza di ciò che è a portata di mano e poter venire a contatto con gente sempre nuova e diversa ha reso i rapporti umani meno duraturi e solidi, dato che anche le persone sono diventate sostituibili, intercambiabili. Jayber sembra compatire i giovani per quello che non potranno mai sperimentare, come far parte di una comunità molto legata o vivere semplicemente di quello che offre la terra.
Ogni generazione sente di aver vissuto un'epoca più felice e autentica di quella successiva per cui l'atteggiamento del protagonista è comprensibile, anche se non totalmente condivisibile da parte mia.

Jayber è il protagonista del romanzo e narra in prima persona la sua vita e quella della comunità di Port Williams. Egli non si limita ad esporre i fatti, ma introduce nel racconto anche le sue riflessioni e le conclusioni a cui è giunto dopo anni di osservazione.
Queste conclusioni peccano di totale parzialità dato che si fondano spesso su deduzioni ispirate dagli atteggiamenti e dai "non detti" dei suoi concittadini, ma dato che il lettore non può avere un secondo punto di vista è costretto a assumere per vero ciò che Jayber ritiene lo sia. Non posso negare un certo fastidio... Io sono abituata a libri corali, dove tanti punti di vista si susseguono e accavallano, e amo anche i libri con un narratore esterno onnisciente, che scava nell'intimo di tutti i personaggi dandone descrizioni accurate e super partes. Non sono affatto abituata a questo tipo di narrazione, e forse non fa per me: sono arrivata a pensare al protagonista come ad un uomo presuntuoso e arrogante, e non è un bene.

Nel complesso il libro è piacevole, si legge facilmente e fornisce uno spaccato realistico dell'america dei primi del '900, forse mi sarei aspettata più storie di tutti gli abitanti della città e non che l'occhio del protagonista si concentrasse solo sui pochi le cui vite hanno maggiormente influenzato la sua. Ma dato che l'autore ha dedicato altri libri al villaggio di Port William, forse potrò soddisfare maggiormente la mia curiosità in futuro, leggendo "Hannah Coulter", già pubblicato da Lindau!

martedì 18 novembre 2014

Recensione: "I cacciatori di libri" di Raphael Jerusalmy






Titolo: I cacciatori di libri
Autore: Raphael Jerusalmy
Prezzo: 16,50€
Pagine: 266
Data di pubblicazione: Ottobre 2014
Edito: edizioni e/o
Collana: Dal Mondo
Scheda del libro: 
voto in stelline: 3 stelline







Trama:

Ambientato alla fine del Medioevo, all’epoca dell’invenzione della stampa, il romanzo racconta di una misteriosa cospirazione nata per contrastare l’oscurantismo della Chiesa e difendere la cultura e la libertà di pensiero dalla censura dell’Inquisizione. La singolare alleanza coinvolge nientemeno che il trono di Francia, i Medici di Firenze e un gruppo di monaci e di rabbini che operano a Gerusalemme in totale clandestinità, per conservare, ricopiare e diffondere le preziose opere del passato. Il personaggio principale del libro è il poeta François Villon, autore di celebri ballate e in un certo senso fondatore della lingua francese moderna. Figura straordinaria e contraddittoria, letterato e insieme malfattore, all’età di trentun anni venne imprigionato per i suoi crimini e condannato all’impiccagione. Sappiamo che alla fine Luigi XI gli concesse la grazia, ma a quel punto di lui si perdono completamente le tracce. Jerusalmy si diverte a immaginare questa seconda parte della sua vita e gli affida il ruolo d’intermediario tra il sovrano e i membri della confraternita. Villon è uno spirito libero e non si lascia manipolare né si piega agli interessi dei potenti. Affiancato dal burbero Colin e dalla bella e silenziosa Aisha, François persegue uno scopo tutto personale (a salvaguardia di ciò che lui definisce la Parola) e conclude la missione in Terra santa in maniera imprevedibile.


cosa penso del libro:

Il romanzo "I cacciatori di libri" di Raphael Jerusalmy è ambientato a metà del Quindicesimo Secolo. Il protagonista è Francois Villon, un poeta francese famoso per le sue ballate a tema satirico, nonché ladro e malfattore. I documenti riportano l'incarcerazione di Villon e la sua condanna a morte per impiccagione. Tuttavia pochi giorni prima dell'esecuzione, l'uomo fu graziato da Luigi XI in persona, e di lui si persero le tracce. L'autore immagina per Villon una missione affidatagli dal massimo rappresentante della chiese francese, che lo portò a calpestare ed esplorare la mitica Terra Santa e a tenere nelle sue mani il destino dell'intera Cristianità.
I protagonisti assoluti del romanzo sono i libri e il potere della carta stampata. Il potere di aprire le menti, di insinuare i dubbi, di dare risposte a domande che non si aveva il coraggio di porre ad alta voce. Il loro potere è confermato dal terrore che tutti i potenti della Terra hanno per questi volumi, antichi e preziosi, e per le idee sovversive e pericolose che custodiscono. Le grandi battaglie non si combattono più a fil di spada ma a colpi di elegie, proclami, ballate e motti.
Preti e rabbini, nobili e borghesi, sperano di ottenere potere e ricchezza sfruttando i libri e i segreti che contengono, salvo non rendersi conto che si tratta di armi difficili da controllare, una volta messi in circolo possono prendere strade impreviste, finire dimenticati su uno scaffale buio ma anche accendere la miccia per una rivolta ben più grande di quanto di immaginasse.
Lo stesso vale per il buon Francois Villon, un uomo devoto ma profondamente ribelle, che tutti cercano di blandire con promesse e lusinghe affinché scriva e componga ancora per la loro causa: far cadere Roma.
Il libro è un susseguirsi di misteri e rivelazioni sconcertanti, fino alla fine non si capisce chi l'abbia avuta vinta, chi sia riuscito a ingannare chi.
L'aspetto migliore del romanzo è il linguaggio utilizzato, estremamente evocativo. Le descrizioni minuziose e poetiche dei libri antichi e dei paesaggi della Palestina fanno sognare ad occhi aperti e richiamano alla mente fantasie di tesori nascosti e verità perse per sempre.
Un libro non per tutti dato che il linguaggio complesso e la narrazione frammentaria e spesso volutamente enigmatica, ne rendono ostica la lettura. Di certo gli amanti dei romanzi di spionaggio con ambientazione storica apprezzeranno.


E voi? Siete amanti di questo genere? Siete attratti dal libro?
Se lo avete letto, vi è piaciuto?
Attendo i vostri commenti, ciao
Fede

lunedì 10 novembre 2014

Recensione: "Lezioni di paradiso" di Fabio Bartolomei






Titolo: Lezioni di paradiso
Autore: Fabio Bartolomei
Prezzo: 15,00€
Pagine: 139
Data di pubblicazione: Settembre 2014
Edito: edizioni e/o
Collana: Dal Mondo
Scheda del libro: 
voto in stelline: 3 stelline 1/2







Trama:

Dopo anni di ricerca infruttuosa, quando ormai aveva perso le speranze, Costanza trova finalmente un lavoro. Lo trova in paradiso, dove viene assunta come angelo custode. Anche se si è sempre sentita priva del talento per emergere e ha condotto un’esistenza molto semplice, quasi anonima, scoprirà che lassù hanno un disperato bisogno di lei. Uno strano angelo in un “paradiso” che assomiglia troppo alla nostra povera terra. Lassù ci sono intrighi, inefficienze e complotti, proprio come quaggiù da noi. Se è vero che gli angeli (chiamati più semplicemente custodi) devono curarsi dei loro “diletti” ed evitare loro incidenti prima della “scadenza naturale” (cioè la morte), essi si sentono anche impotenti, non è concesso loro d’intervenire più che con qualche spintone quando il loro “diletto” rischia veramente tanto, e osservano frustrati i raccomandati che passano avanti. Ma Costanza ci crede ugualmente e farà di tutto per salvare il suo diletto, che a prima vista sembra un poco di buono. Lezioni in paradiso è un romanzo che esplora in profondità, e con umorismo, il lato divino delle qualità umane.


cosa pendo del libro:

Inizierò a parlare di questo libro partendo dall'aspetto più negativo: è troppo breve. E non parlo solo da lettrice frustrata per aver terminato troppo velocemente l'ultimo libro del sua autore italico preferito, ma soprattutto da lettrice che ha chiuso il romanzo pensando "e tutto il resto dove sta?". 
L'idea è incredibilmente originale dato che la protagonista è una ragazza perennemente in cerca di impiego che trova finalmente il tanto agognato posto fisso quando, dopo morta, viene assunta a tempo eterno come angelo custode.
Costanza, così si chiama la protagonista, è molto motivata: vuole eccellere nel suo nuovo lavoro e soprattutto vuole veramente migliorare la vita del suo diletto, un uomo incattivito dalla vita e che scambia timore e falsità per rispetto.
Ben presto scopre che nel Regno dei Cieli si replica lo stesso copione che ci è ben noto sulla Terra: solo i raccomandati fanno carriera, la Conoscenza è ad appannaggio di pochi eletti e i vertici sono troppo impegnati a scambiarsi favori per occuparsi seriamente di far andare bene le cose.
Leggendo ho avuto la sensazione che l'autore abbia voluto sacrificare i suoi bei personaggi e una trama che avrebbe potuto essere ben più ampia, articolata e interessante, per concentrare l'attenzione sulla sua critica sociale, certamente ben riuscita! Se la corruzione ha raggiunto anche il Paradiso è decisamente il momento di mettersi ai ripari, e Fabio Bartolomei propone anche una soluzione efficace, per quanto semplice: lasciare spazio ai giovani e permettere che mettano i loro talenti al servizio dalla comunità.
La storia pone anche l'accento su quanto ciascuno di noi potrebbe fare per aiutare il prossimo e sul fatto che non esistono persone cattive ma solo persone che non sanno come affrontare e superare traumi del passato e che riversano continuamente sugli altri, magari inconsciamente, i loro dolori irrisolti. Su questo punto l'autore mi trova completamente d'accordo.
Avrei voluto che il romanzo proseguisse ancora per pagine e pagine, avrei voluto conoscere il passato, il presente e il futuro di tutti i personaggi, avrei voluto seguire ancora a lungo le loro vicende. Tuttavia il mio amore incondizionato verso l'autore mi impedisce di mettere più di tanto in discussione la sua scelta, se Fabio Bartolomei ha ritenuto che il romanzo dovesse concludersi in questo modo, così doveva essere.
I personaggi sono, come sempre, molto particolari, ben caratterizzati e si stagliano vividi sulla scena. Non mancano alcune perle di pura ispirata genialità, che da sole valgono l'intera lettura.
Ora mi rimetto buona buona ad aspettare il nuovo libro dell'autore, spero che non tardi troppo!


Attendo i vostri pareri.
Buone letture
Fede

mercoledì 5 novembre 2014

Recensione: "Mr. Zuppa Campbell il pettirosso e la bambina" di Fannie Flagg




Titolo: Mr. Zuppa Campbell il pettirosso e la bambina
Autore: Fannie Flagg
Prezzo: 8,90€
Pagine: 235
Data di pubblicazione: 2012
Edito: BUR
Scheda del libro: 
Voto in stelline: 3 stelline






Trama:

L'inverno è alle porte e l'anziano Mr. Campbell (orfano dalla nascita, porta il nome della famosa minestra pronta perché, quando lo ritrovarono, nella culla ne aveva accanto una lattina), viene avvertito dal medico che se non cambierà clima non vedrà la primavera. Allora lui fa le valigie per Lost River, Alabama, diretto a un albergo che potrebbe fare al caso suo. Quando arriva scopre che l'albergo è andato a fuoco, ma viene accolto dalla piccola comunità del villaggio. E da una bambina che va in giro scalza, zoppica e gioca tutto il giorno con un pettirosso. Anche lei, come Mr. Campbell, non conosce la data del suo compleanno... Una storia dolce come la crostata dall'autrice di "Pomodori verdi fritti".


cosa penso del libro:


Questo romanzo è, a conti fatti, una splendida favola di Natale. Il titolo originale, "A redbird Christmas", permetteva di intuire quello a cui si stava andando incontro intraprendendo la lettura, la versione italiana proprio no. Anche la cover, per quanto bella, non è attinante, tanto più che l'uccellino della storia non è un "pettirosso", ma un "cardinale", una specie del tutto diversa! Ecco, per riassumere dell'edizione italiana non salvo assolutamente nulla, forse dovrebbe consolarmi il fatto che in altre Nazioni l'uccellino Jack è stato addirittura trasformato in un pappagallo... C'è da chiedersi se le Case Editrici li leggano i libri che pubblicano. 
Terminate le lamentele, posso aggiungere che la storia è davvero dolce, scalda il cuore, è ricca di speranza e il messaggio veicolato, ovvero che se si desidera fortemente una cosa questa accadrà, lo condivido in tutto e per tutto. 
La cittadina in cui è ambientato il romanzo è un piccolo paradiso: poche case che si affacciano sul fiume Lost River, una natura incontaminata, una comunità legatissima di persone sempre pronte ad aiutarsi. Un posto così sarebbe bello trovarlo davvero, e rimanerci. 
I personaggi non sono caratterizzati a fondo ma solo abbozzati, le vicende raccontate sono banali ma comunque significative dato che possono capitare a chiunque. Questa è una di quelle storie che si sa che finirà bene già dalle primissime pagine, l'epilogo felice per tutti, buoni e cattivi, è totalmente scontato ma imprescindibile, per cui sono disposta ad accettare senza storcere il naso l'eccessivo buonismo. 
"Mr. zuppa Campbell il pettirosso e la bambina" non è forse all'altezza degli altri romanzi che ho letto di Fannie Flagg, ma è comunque in grado di regalare belle sensazioni e qualche lacrimuccia di commozione. Promosso.


E voi? Avete letto questo romanzo? Cosa ne pensate?
E della stessa autrice? Cos'altro dovrei leggere della stessa autrice?
Ciao, buone letture!
Fede

martedì 4 novembre 2014

Recensione: "Le regole della casa del sidro" di John Irving

Buongiorno lettori! oggi vi parlerò di un romanzo che ha atteso parecchio tempo il suo turno per essere letto in libreria. Sono trascorsi ormai 5 anni da quando lo acquistai per 1€ pensando allo splendido film che ne era stato tratto, ripromettendomi di leggerlo non appena la memoria si fosse fatta più confusa. Il momento è arrivato e non posso che esserne felice! Ho scoperto un nuovo autore del cuore e mi sono già procurata altri 2 suoi romanzi da leggere prossimamente. Ne sentirete parlare ancora ^^







Titolo: Le regole della casa del sidro
Autore: John Irving
Prezzo: 12,00€ (ed. Bompiani)
Pagine: 609
Data di pubblicazione: Aprile 1986
Edito: CDE (ora Bompiani)
Scheda del libro: 
Voto in stelline: 4 stelline e 1/2







Trama:

E'la storia di Homer Wells, un ragazzo dall'animo ricco di sentimenti e ideali cresciuto nell'orfanotrofio di St. Cloud's nel Maine, e del medico-padre Wilbur Larch, che accoglie nel suo istituto neonati abbandonati e fa abortire povere donne che altrimenti finirebbero nelle mani di macellai. Larch educa il giovane e gli insegna la professione, nella speranza che un giorno prenda il suo posto. Homer preferisce seguire la propria via lavorando in una fattoria dove si produce sidro. Si renderà ben presto conto che non conosce nulla del mondo dei grandi, e che dovrà affrontare dolori, asperità e percorrere molta strada per capire le regole della vita.


cosa penso del libro:

"Le regole della casa del sidro" di John Irving è un libro lento, contemplativo. La prima raccomandazione che sento di dover rivolgere a chi volesse intraprendere questa lettura è: non abbiate fretta. Non iniziatelo se volete un romanzo che vi stupisca con effetti speciali, che vi trascini in una spirale di eventi straordinari, perché in queste oltre 600 pagine non ne troverete. Questa storia è fatta di grandi personaggi, che si impara a conoscere come fossero parte della famiglia, e delle loro vite ordinarie. Pagina dopo pagina si prende confidenza con i loro intercalare, le loro opinioni e i loro difetti. Si parteggia per loro ma spesso ci si arrabbia anche per le loro manchevolezze. Diventano "di casa" nella vostra routine (aspettatevi di incontrare spesso quest'espressione nel corso del romanzo, e di iniziare ad usarla nella vostra vita quotidiana con un filo di commozione) e poi sarà difficile separarvene.
Questo romanzo è appiccicoso come il sidro del titolo, si insinua in ogni cavità e non sarà facile lavarlo via. Andando sul concreto, il libro parla di Wilbur Larch, un medico pieno di buone intenzioni che nel corso della sua ricerca di un luogo dove rendersi utile si imbatte nella cittadina di St. Cloud's e vi fonda un orfanotrofio. Anni dopo arriva Homer Wells, il ragazzino a cui è impossibile trovare una famiglia adottiva e che sarà l'unico vero problema del St. Cloud's. Quando Homer diventa adulto decide che è arrivato il suo momento di scoprire il mondo al di fuori dell'orfanotrofio, e lo farà seguendo una giovane coppia approdata al St. Cloud's per approfittare del "lavoro del signore" eseguito illegalmente dal Dottor Wells (aborti clandestini), e che lo porteranno con loro a lavorare alle piantagioni di mele "Ocean View".
Tutti però sanno che il destino di Homer Wells è quello di tornare all'orfanotrofio di St. Cloud's, dove è di casa, solo non si sa quando e come questo destino si compirà.
La scrittura è semplice e ironica ma il romanzo è punteggiato di termini arcaici. "Le regole della casa del sidro" è una sorta di omaggio all'autore preferito di John Irving, ovvero Charles Dickens. L'autore viene nominato più volte e citato tramite la lettura di brani da "David Copperfield" e "Grandi speranze", inoltre Irving tenta di emularne lo stile e di affrontare le tematiche a lui più care, ovvero la vita di bambini orfani e il riscatto dal passato.
Ho apprezzato la scelta di inserire un narratore onnisciente, che fornisce dettagli sul passato e il futuro di tutti i personaggi, e scoprire dalle note finali dell'autore quanto c'è di autobiografico in questo romanzo (davvero tantissimo).


Spero di avervi almeno un po' incuriositi con questa mia recensione.
Il romanzo è bello, anche se ha delle controindicazioni e non lo consiglierei a tutti, se quello che vi ho raccontato vi ha incuriositi, certamente John Irving farà per voi.
Se lo avete già letto aspetto un vostro commento!
Ciao
Fede

martedì 30 settembre 2014

Recensione: "L'amante inglese di Sissi" di Daisy Goodwin





Titolo: Amante inglese Sissi
Autore: Daisy Goodwin
Prezzo: 19,50€
Pagine: 448
Data di pubblicazione: Settembre 2014
Edito: Sonzogno
Scheda del libro: 
Voto in stelline: 3 stelline e 1/2






Trama:

Nel 1875 Sissi, imperatrice d'Austria, è desiderata da ogni uomo e invidiata da ogni donna. Eppure Sissi, bella, sportiva, colta, ha tutto tranne la felicità. L'etichetta di corte e il suo algido marito, Francesco Giuseppe, la annoiano e frustrano il suo carattere delicato e passionale. Come unico sfogo Sissi si sottopone a un rigoroso allenamento atletico richiedendo al proprio fisico prestazioni agonistiche che non si erano mai viste in una donna del suo rango. Sissi eccelle in particolare come amazzone e quando, in cerca di distrazione, arriva in Inghilterra per partecipare a una battuta di caccia reale, l'incontro con il capitano Bay Middelton, l'unico in Europa capace di tenerle testa a cavallo, si trasformerà in un'attrazione fatale. Di dieci anni più giovane, Bay è fidanzato con la ricca ereditiera Charlotte, per nulla rassegnata a mettere da parte le emozioni che quel cavaliere pieno di fascino ha suscitato in lei fin dal primo istante. D'altra parte, l'uomo, ammaliato dallo splendore di Sissi, sa di avere tutto da perdere nell'amore per una donna che non sarà mai sua. Ma il gentiluomo e l'imperatrice sono entrambi spericolati e non temono le sfide più difficili.


cosa penso del libro:

"L'amante inglese di Sissi" è il secondo romanzo di Daisy Goodwin che ho occasione di leggere, e  sono felice di confermare la mia soddisfazione e il mio apprezzamento per quest'autrice di romance storici. Io non amo particolarmente i libri la cui trama è incentrata sulla storia d'amore tra i protagonisti, tuttavia questa scrittrice fa eccezione e riesce a conquistami ogni volta con il suo stile delicato, le sue descrizioni dettagliate e ricche di fascino, le sue ambientazioni Vittoriane ricreate con precisione e appropriatezza. 
La protagonista è di nuovo un'ereditiera, questa volta inglese, appassionata di fotografia. La sua ricchezza la rende una preda ambita tra i giovani scapoli, ma accasarsi non è una priorità per lei. Quando però incontra un uomo che sembra capirla ed apprezzarla per com'è veramente e non per come dovrebbe essere secondo la società, Charlotte si innamora.
Bay, il suo innamorato, la corrisponde con tutto i cuore, ma è un uomo volubile e quando l'Imperatrice Elisabetta d'Austria mostra dell'interesse per lui, cede alle lusinghe e si fa conquistare dal fascino della donna considerata da tutti la più bella d'Europa. La lotta tra le due donne per il cuore di quest'uomo sembra francamente impari ma fino all'ultima pagina non si sa quale verrà scelta e quale abbandonata.
Daisy Goodwin ha il grande talento di saper dar vita  a personaggi enigmatici che nel corso della lettura si impara a conoscere, ma che comunque sorprendono sempre perché agiscono in maniera istintiva e viscerale, proprio come persone vere. Le loro sorti vengono più volte capovolte e il loro destino può prendere una direzione completamente diversa nel corso di poche pagine. E tutto questo in maniera perfettamente realistica. 
L'autrice in una postfazione racconta che tutti i personaggi da lei citati sono realmente esistiti e hanno interagito tra loro nei modi da lei descritti, Goodwin si è limitata a immaginarne il carattere e a piegare un po' i tempi e i luoghi alle necessità della storia. Questa scoperta ha reso ancora più emozionante ed eccitante una lettura già piacevolissima.
L'unica cosa che non ho apprezzato del tutto è il titolo scelto dalla Sonzogno, l'originale era "The fortune hunter" che era più adatto soprattutto perché faceva riferimento indirettamente alla caccia, argomento trattato in maniera piuttosto diffusa nel romanzo. Era il titolo perfetto ma posso capire che sia conveniente a livello di marketing fare riferimenti alla famosissima Sissi, che comunque viene raccontata molto bene in questo romanzo, come una Imperatrice quasi quarantenne, triste e prigioniera del suo ruolo, capricciosa e disperatamente in cerca di un po' di felicità e sollievo. Un gran bel personaggio.
Consiglio questo romanzo a tutti gli amanti del genere, il lavoro di ricerca e ricostruzione storica è soddisfacente e la storia davvero coinvolgente. Promossa ancora una volta.


E voi? Lo avete letto o ne siete attirati?
Fatemi sapere, ciao!
fede

lunedì 22 settembre 2014

Recensione: "Il conto delle minne" di Giuseppina Torregrossa

Oggi una recensione negativa! Non ne scrivevo da un po' perché ultimamente non ho voglia di parlare di libri che non mi abbiano entusiasmata ma questo, nonostante tutto, mi ha lasciato qualcosa... Di sicuro tanto da dire!







Titolo: Il conto delle minne
Autore: Giuseppina Torregrossa
Prezzo: 10,00€
Pagine: 322
Data di pubblicazione: Gennaio 2010
Edito: Mondadori
Scheda del libro: 
Voto in stelline: 2 stelline






Trama:

Ogni anno nonna Agata vuole accanto a sé la nipote Agatina per insegnarle i segreti dei dolci in onore della Santa di cui entrambe portano il nome. Mentre impastano le cassatelle a forma di seno, le "minne", la nonna racconta il martirio della Santuzza, cui il crudele console Quinziano, non sopportando di sentirsi respinto, fece tagliare le mammelle. La drammatica vicenda rivela una delle regole del mondo maschile: "... devi sapere che gli uomini, se non ci provi piacere quando ti toccano, si sentono mezzi masculi, ma guai a te se ci provi piacere, perché allora ti collocano tra le buttane". Parte da qui il "cuntu", il racconto, della storia di una famiglia siciliana e delle sue donne straordinarie. Per ciascuna di loro, fino alla piccola Agatina che dovrà diventare grande, le minne hanno un significato speciale: grandi o minuscole, aride o feconde, amate senza pudore o trascurate da uomini disattenti, sane o malate, diventano la chiave per svelare i più intimi segreti della femminilità e dell'orgoglio di generazioni di donne e di una in particolare, forse la più coraggiosa.


cosa penso del libro:

Il punteggio di 2 stelline è una media perfetta tra le 4 stelline che merita la prima metà di questo romanzo e le 0 stelline che, a mio parere, merita la seconda metà. Mai mi era capitato, in passato, di cambiare così drasticamente la mia opinione nel corso di una lettura. La prima parte del libro racconta la storia e le vite delle donne appartenenti alla famiglia di Agata, la protagonista e narratrice. Sono tutte donne siciliane, prosperose e affettuose, ottime cuoche e particolarmente legate al culto di Sant'Agata. A lei si affidano affinché protegga i loro seni e la loro vita matrimoniale, dato che sembra che la loro felicità dipenda essenzialmente dalla buona riuscita del matrimonio e dall'affiatamento in camera da letto con il loro sposo.
Benché io creda tuttora che ci fosse ben altro di cui parlare riguardo alle vite di queste donne, oltre alla loro felicità coniugale, ho trovato l'idea di usare le "minne" e la loro salute come filo conduttore  tra le storie molto originale. Lo stile è semplice e diretto, i termini dialettali sono inseriti con scioltezza e non disturbano la lettura, pur non conoscendone affatto il significato (come nel mio caso). Mancano un po' i riferimenti temporali, i fatti sono raccontati in ordine un po' troppo sparso perché non sia inserita almeno una data ma, nel complesso, la prima parte del romanzo aveva catturato la mia attenzione e già ne parlavo con entusiasmo a chiunque mi prestasse attenzione.
Poi è arrivata la mazzata.
L'autrice ha improvvisamente cambiato rotta e il romanzo si è trasformato da saga famigliare con qualche dettagli piccante di troppo a romanzo erotico fatto e finito. E a me la svolta non è piaciuta.
Non mi è piaciuta non solo perché non ho mai sentito il bisogno di leggere un libro erotico per cui mi sono sentita un po' tradita nel trovarmene uno tra le mani quando meno me lo aspettavo, ma soprattutto perché la protagonista che sembrava dover riscattare il nome delle sue antenate, costruendosi una vita solida e autonoma e trovando un compagno con cui ci fosse uno scambio e non misera sottomissione, diventa la peggiore di tutte le donne succubi di un uomo. Diventa l'amante di un uomo possessivo, autoritario e violento e rinuncia alla sua carriera per assecondare i suoi capricci di gelosia. E tutto perché non può rinunciare ai brividi di piacere che prova accoppiandosi con lui.
Ma che diavolo di senso ha? Cosa dovrebbe significare questa caduta?
Ho provato a trovare delle attenuanti per questa scelta narrativa ma, con tutta la buona volontà, non ci sono riuscita. Ho pensato che il libro volesse parlare della tragedia delle violenza domestica ma no, la protagonista non condanna mai le azioni del suo amato né mai gli si ribella.
Ho pensato che il finale avrebbe chiarito tutto ma no: il finale è uno dei più brutti, insensati e vergognosi che abbia mai avuto occasione di leggere.
Dal mio spoiler intensivo avrete capito che non vi consiglio la lettura di questo romanzo a meno che non siate in cerca di un libro erotico e che non vi interessi del messaggio che il romanzo che leggete cerca di veicolare. In quel caso, state lontani da questo romanzo.

Altre conclusioni: forse leggerò altro dell'autrice, non lo escludo. Il suo stile non mi è dispiaciuto e magari in altri romanzi ha fatto scelte narrative che apprezzerei di più.
Inoltre questo romanzo mi ha dato lo stimolo giusto per decidermi a leggere in inglese. Sembrerà assurdo ma trovare così tante parole di cui non conosco il significato e accorgermi che non influivano minimamente sul mio gradimento dell'opera (mi riferisco alla prima parte) mi ha convinta che potrò leggere in lingua! Di questo sarò sempre grata al romanzo.


Attendo un vostra opinione!
Chi ha letto questo romanzo e mi da una sua opinione? 
A presto!
Fede

giovedì 18 settembre 2014

Recensione: "Le ceneri di Angela" di Frank McCourt

Buongiorno, oggi vi parlerò di un libro che ho terminato da qualche mese ma il cui ricordo è ancora vivo nella mia memoria. Questo libro è il primo di una trilogia autobiografica che continua con i romanzi, già pubblicati dell'Adelphi, "Ehi, prof!" e "Che paese l'America", che leggerò sicuramente in futuro. "Le ceneri di Angela" è un romanzo tenero e allegro, che parla di povertà e dell'arte di arrangiarsi. Lo consiglio caldamente, continuate a leggere se siete curiosi di sapere il perché.







Titolo: Le ceneri di Angela
Autore: Frank McCourt
Prezzo: 8,60€
Pagine: 376
Data di pubblicazione: Gennaio 2000
Edito: Adelphi
Scheda del libro: 
Voto in stelline: 4 stelline








Trama:

Siamo negli anni fra le due guerre e le travagliate vicende coinvolgono una famiglia così misera che può guardare dal basso la povertà, fra un padre perennemente ebbro e vociferante contro il mondo, gli inglesi e i protestanti, e una madre che sbrigativamente trascina la sua tribù verso la sopravvivenza. 
Tutto ci arriva attraverso gli occhi e la voce del protagonista mentre vive le sue avventure. 
Questo ragazzino indistruttibile, sfrontato, refrattario a ogni sentimentalismo, implacabile osservatore crea con le sue parole un prodigio di comicità e vitalità contagiose, dove tutte le atrocità diventano episodi e apparizioni di un viaggio battuto dal vento verso la terra promessa.


cosa penso del libro:


"Le ceneri di Angela" l'ho scelto come scelgo buona parte delle mie letture: la copertina mi piaceva da morire. Quel bambino dall'espressione imbronciata e biricchina, vestito in maniera povera ma decorosa, unito all'ambientazione Irlandese di inizio '900, mi faceva sperare in una storia vivace e chiassosa in cui l'arte di arrangiarsi è la vera protagonista. E non mi sbagliavo!
Il romanzo è autobiografico e racconta le tragedie e le piccole vittorie della famiglia McCourt, un padre scansafatiche e troppo impegnato a bere per pensare alla salute dei figli, una madre sempre pronta a giustificarlo e a cercare aiuti dallo Stato anche se deve umiliarsi per ottenerli, tanti fratelli sporchi, allegri, pieni di risorse e fantasia. 
Frank, l'autore e protagonista, narra gli alti e bassi della sua infelice infanzia, irlandese e cattolica, senza abbandonarsi ad un facile vittimismo ma con toni sempre ilari e pieni di speranza.
Attraverso gli occhi di questo bambino veniamo introdotti in un mondo in cui la povertà tocca livelli inimmaginabili: Frank e i suoi fratelli non possiedono assolutamente nulla tanto che si trovano a rivendicare la proprietà delle favole e delle canzoni per il solo gusto di poter definire "mio" un qualcosa.
Un'altra cosa che colpisce è che mentre i benestanti si rifiutano di aiutare Frank e i suoi fratelli, adducendo come scusa il fatto che se verranno aiutati non impareranno mai a cavarsela con le loro forze, e li tengono lontani quasi che la povertà fosse contagiosa, i poveri sono sempre pronti a condividere quel poco che hanno, ben consapevoli che la sfortuna un giorno può toccare ad una famiglia e il giorno dopo a quella accanto.
Con il passare degli anni, e dei capitoli, si accompagna il protagonista attraverso le piccole avventure di tutti i giorni, le mattinate di scuola, i primi lavori, e si scopre come la religione ha pesantemente influenzato la sua vita e del suo modo di ragionare durante l'adolescenza.
Un romanzo bellissimo che è solo il primo capitolo di una vita come tante ma che merita di essere raccontata.


Quale romanzo mi hanno ricordato "Le ceneri di Angela"?
Un albero cresce a Brooklyn di Betty Smith. Sembra che i protagonisti dei due romanzi abbiano avuto lo stesso padre, ubriacone e inaffidabile, fissato con i sindacati, amante del canto, sempre elegante e curato ma incapace di provvedere alla famiglia. E la stessa madre, capace di tirar fuori una cena commestibile da qualsiasi cosa, sempre arrabbiata con il marito ma capacissima di credere a qualsiasi cosa le dicesse e di perdonarlo all'istante non appena la situazione sembrava mettersi in positivo.


Cosa ne pensate? Avete già letto questo romanzo o ne siete incuriositi? Aspetto un vostro parere!
Fede